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Necropoli di San Bernardino


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Necropoli di San Bernardino


LA NECROPOLI DI SAN BERNARDINO

La necropoli, situata sull’estremità occidentale del colle ononimo, tra le valli confluenti del Rio Paranza a NE, ed un piccolo torrente, a SO, ne occupa la parte meno ripida e si estende dall’estremo O verso E. Il colle è di formazione vulcanica, costituito da uno strato di natura tufacea sovrapposto ad uno strato di pozzolana. L’area sepolcrale è stata danneggiata nei secoli successivi dallo scavo di due grandi cave di pozzolana che modificato la fisionomia originaria, specialmente nel settore occidentale del complesso. L’area è stata ulteriormente modificata dal riutilizzo in età medievale e moderna degli ambienti ipogei.

Fu scavata tra il 1837 e il 1839 dal Luigi Arduini, per conto dell’Accademia Pontificia. All’epoca si rinvennero 33 tombe, disposte probabilmente in almeno tre terrazze, lungo strette vie sepolcrali,di cui si possono riconoscere ancora le tracce. Si tratta di tombe a camera con vestibolo preceduto da dromos. Sulla parete di fondo la maggior parte di esse presenta una “falsa” porta con proiecturae delimitate da un cordone rilevato. Il vero ingresso alle camere sepolcrali è sempre al livello inferiore, in perfetta corrispondenza con la suddetta porta. Il materiale rinvenuto è conservato, in parte, al Museo Gregoriano Etrusco, in Vaticano, in grandissima parte è andato disperso nel mercato antiquario.

The Etruscan Necropolis is situated on the far end of the San Bernardino Hill, between the merging valleys designed by Rio Paranza at N/E and by a small stream at S/O. The hill is a volcanic formation, composed by a tuff bed overlapping a layer of pozzolana. The burial area was damaged later in time by the opening of two pozzolana quarries that altered the original shape, especially on the western side of the complex. The area was then further modified by the reuse of hypogeums during the Middle Age.

The excavation of the necropolis has been led between 1837 and 1839 by Luigi Arduini and the Pontifical Accademy of Rome. At this time 33 tombs have been discovered, arranged over three terraces and around narrow sepulchral streets, that are now recognisable only in traces. The hypogeums are chamber tombs with vestibule and preceded by a dromos. On the back walls many tombs have a fake door carved in stone with proiecturae marked by a stringcourse. The true entrance to the sepulchral chambers is always at a lower level, corresponding to the fake door. Part of the findings from these excavations are preserved at the Gregoriano Etrusco sector in the Vatican Museums, while the bigger part of them were lost on the antiquary market.

LA TOMBA DEI DELFINI

Nel settembre del 1995 la Soprintendenza per i Beni Archeologici per l’Etruria Meridionale, a seguito della segnalazione da parte dell’Archeoclub di Orte di attività di scavo clandestino presso la necropoli,ha eseguito un’approfondita indagine archeologica che ha portato alla luce una tomba a camera denominata “tomba dei delfini” poiché il primo reperto rinvenuto è stato un bassorilievo raffigurante due delfini affrontati con un rosone al centro.

E’ costituita da tre celle, da un vestibolo a pianta rettangolare,preceduta da un dromos. La prima cella,con soffitto piano,è occupata da due banchine per deposizione e tre pozzetti cinerari, mentre la seconda ne ha due per la deposizione ed un solo pozzetto. La terza camera, sempre a cielo piatto, presenta sei fosse sepolcrali ricavate nel tufo, chiuse da coperchi monolitici di nenfro o peperino, alcuni con iscrizione etrusca, sia a doppio spiovente sia piani, tre pozzetti per olle cinerarie ed una nicchietta.

Nella “Tomba dei Delfini”, come in altre tombe della stessa necropoli, è attestato sia il rito dell’inumazione che quello dell’incinerazione. Nonostante la tomba fosse violata precedentemente buoni rinvenimenti archeologici permettono di datare il suo utilizzo tra il IV secolo a.C e il I secolo d.C. Tutti i materiali rinvenuti in questa tomba sono conservati ed esposti presso il Museo Civico Archeologico di Orte il cui stemma è proprio il bassorilievo rinvenuto all’interno della “Tomba dei Delfini”

 

In 1995 the “Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale”, following Archeoclub Orte's warnings regarding clandestine excavation activities, led a deep archeological survey of the hill that ended with the discovery of a chamber tomb then named “Tomba dei Delfini” from the first finding: a bas-relief representing two opposing dolphins with an oriental rosette in the middle.

The tomb is made of three chambers and a rectangular vestibule preceded by a dromos. The first chamber, with a flat ceiling, is occupied by two sepulchral benches and three cinerary pits, while the second chamber shows two benches and one only cinerary pit. The third chamber, always with flat ceiling, has got six depositional pits excavated into the tuff and closed by monolithic covers made of nenfro or peperino rock, some of them with etruscan inscriptions, both sloping or flat; in the same chamber also three cinerary pits and a small recess can be observed.

In the “Tomba dei Delfini”, likely other tombs in the Necropolis, is registered the coexistance of both the inhumation and incineration burial ritual.

Even though the tomb was violated before the excavation, good findings have been made allowing to date this complex between the 4th  b.C. and the 1st century a.C..

All the findings are exposed in the Civic Archeological Museum of Orte, whose emblem is exactly the bas-relief with the two dolphins.

LA TOMBA INCOMPLETA

Nel 2001 la Soprintendenza per i Beni Archeologici per l’Etruria Meridionale dispose uno scavo di somma urgenza per il recupero di una tomba posta subito ad Ovest del complesso dei “ Delfini”e già individuata nelle indagine del 1995 e coinvolta da fenomeni di distaccamento del masso tufaceo. Le indagini hanno evidenziato che la tomba era già stata indagata ma non si è riusciti a stabilire la cronologia di tale indagine sia da scrivere agli interventi dell’Arduni oppure ad epoche addirittura precedenti.

Dal punto di vista planimetrico la tomba non si discosta dalle altre indagate essendo composta da un lungo dromos aperto su un vestibolo con banchine laterali e la camera sepolcrale vera e propria, anch’essa munita di banchine laterali. Sulla parete di fondo presenta una “falsa” porta con proiecturae delimitata da un cordone rilevato.

Appare singolare che lo scavo del complesso non abbia restituito alcun elemento ceramico o scultoreo significativo:questa constatazione potrebbe rappresentare una conferma, seppur indiretta, che la tomba non sia mai stata ultimata e probabilmente neanche utilizzata, come suggeriscono i letti della camera sepolcrale, scolpiti piuttosto rozzamente a differenza delle altre camere che presentano letti molto ben rifiniti. I pochi materiali rinvenuti permettono di inquadrare il complesso tra III e II secolo a.C.

In 2001 the “Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale” led another urgent excavation in the nearby area of the “Tomba dei Delfini” for the rescue of a tomb found already in 1995 but now involved in the erosion process of the tuff hill.

The survey showed that the tomb was already excavated, but it couldn't state if it was an intervention by the Arduini or made in earlier time.

The tomb shows no variation from the layout of the other tombs in the Necropolis, being composed by a long dromos, a vestibule with side benches and a sepulchral chamber with side benches.  On the back wall a fake door carved in stone with proiecturae marked by a stringcourse also correspond to the general features of other tombs.

It seems unusual that the excavation of the complex led to no shards or stone finding: this fact could strenghten the hypotesis that the tomb was left unfinished and unused, as also suggested by the benches roughly excavated and differing from the other tombs, where usually sepulchral benches were well-finished. The poor findings allow to date this complex between the 3rd and the 2nd century b.C..

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Porto Romano di Seripola


Porto Romano di Seripola


PORTO ROMANO DI SERIPOLA

Posta a cerniera tra il territorio umbro e quello laziale, a controllo della confluenza Tevere- Nera e di tutti i tracciati viari che conducevano a Roma e alla costa tirrenica, Orte ha ricoperto un ruolo strategico di rilevante importanza sin dalle prime frequentazioni dell’altopiano.

Con le attività connesse alla realizzazione dell’Autostrada del Sole sono venuti alla luce i primi resti del complesso portuale, indagato archeologicamente a più riprese tra il 1962 e il 1993, dislocati in un’area di fondovalle, in forte declivio verso il Tevere. Gli edifici sono organizzati ai lati di due assi viari di cui uno con orientamento est-ovest  ed uno con orientamento nord-sud che si intersecano ad angolo retto quasi al centro dell’insediamento portuale, dividendolo in quattro isolati. Il primo di questi, quello vicino alla banchina di attracco del fiume, è caratterizzato da una serie di strutture a carattere commerciale o di rimessaggio.

Il secondo isolato, nel settore nord-occidentale dell’area, è composto dalla presenza di tabernae e da strutture residenziali che hanno restituito materiale epigrafico di età augustea (27 a.C- 14 d.C). Il terzo isolato, delimitato dalle due strade, ospita l’impianto termale di età traianea (98 d.C-117 d.C) ed è sicuramente il settore più ricco e rilevante dal punto di vista turistico. A monte di questo settore sono conservate le cisterne, probabilmente alimentate da cunicoli scavati nel banco di tufo.

Dell’ultimo isolato risulta difficile fornire indicazioni sulle funzioni in quanto le strutture sono pesantemente alterate dagli interventi di restauro e nulla si conosce sulle fasi di scavo. Nel 2012 l’area è stata colpita dall’alluvione che ha interessato la media valle del Tevere e, al momento, si sta provvedendo al ripristino della stessa.

Well situated at the connection between Umbria and Lazio, dominating the confluence of Nera river into the Tiber and of all the roads connecting the inland to Rome and the sea, Orte has always been a strategic point from the very first human occupation of the hill.

While working at the construction of the A1 highway “Autostrada del Sole” the first findings concerning an harbour complex came to light. Excavations then followed, at various times, from 1962 to 1993, in a valley floor sloping toward the Tiber. The buildings are organized at the sides of two main streets, one proceding E/W and the other N/S, that meet in a crossroad just in the middle of the harbour complex, dividing it into four blocks. The first block, near the docks, is characterised by commercial buildings and storage.

The second block, in the north-west, is composed by tabernae and residential buildings, epigraphic material dating to the Augustean Period (27 b.C.-14 a.C.) has been found here. The third block is composed by the thermal baths' complex dating to the emperor Traiano's era (98 b.C.-117 a.C.) and could be considered the richest and relevant for the visits. Cisterns, filled by cunicles excavated in the tuff rock, can be observed uphill from the thermal complex. The fourth block isn't easy to read nowadays because the buildings have been heavily altered by the restoring and there are no diaries about the excavations that could help reading the archaeological remains

In 2012 a violent flood stroke the Tevere Valley, damaging the harbour complex in Seripola, and at the present time restoration works are undergoing at the site.